Valdariete – I Celti nell’Alto Vicentino

Non li abbiamo cercati, ma solo incontrati– scrivono le due autrici nell’introduzione al libro – . Li abbiamo conosciuti piano piano scoprendo un popolo geniale e insolito, da far uscire dall’ombra in cui è stato finora relegato. Storici ed archeologi ritengono che i Celti, nella loro marcia verso oriente, si siano fermati nella parte meridionale del lago di Garda e abbiano risparmiato il Veneto. Dagli scavi archeologici, però, continuano a emergere reperti che rimandano a questo popolo testimonianze che sono sempre state sminuite dagli studiosi che considerano i Celti, per quanto riguarda il Veneto, presenze occasionali e comunque ininfluenti sulla cultura locale. Importanti tracce, invece, ci sono nelle nostre zone, sia come toponimi che come strutture di insediamento. Nel corso della nostra ricerca abbiamo allargato lo sguardo dal territorio alla lingua, dando vita alla Gens che fa parte del nostro background: così come non possiamo sceglierci i genitori, tantomeno i progenitori, vale quindi la pena di conoscerli e, se è il caso, di apprezzarli. Da osservatrici del paesaggio e dei toponimi siamo arrivate a concludere che nelle Valli dell’Alto Vicentino, nell’Età del Ferro, viveva un’importante tribù celtica, con ogni probabilità di Galli Cenomani, che risiedeva in villaggi sparsi fortificati. Avevano nella Valle dell’Agno una capitale morale, posta in un importante santuario, e una capitale politica. Erano religiosissimi e ci hanno lasciato i nomi delle loro divinità, attraverso i quali siamo riuscite a localizzare numerosi luoghi sacri e necropoli e a dare significato a nomi di paese, come Recoaro, Valdagno, Cornedo, Brogliano, Castelgomberto, Montecchio Maggiore e Priabona.

fonte: Intervista alle autrici – La domenica di Vicenza.