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Patricia Zanco straordinaria serata condita da effetti live

INCANTAMONTE  2 luglio 2011

Una serata straordinaria nella quale Patricia, capace di reggere la situazione di un grande freddo improvviso causato dalla pioggia del pomeriggio e un guasto elettrico enel che ha completamente oscurato il palco, salvato tempestivamente da un faro artigianale posizionato in fretta e furia dai tecnici, ha retto la situazione trascinando un pubblico numeroso e attento fino alla fine. E’ stato l’inizio de l’incanto 2011 in Località Buso della Rana dove purtroppo la sfortuna non ha mancato di presentarsi. Ma il pubblico ha apprezzato anche le difficoltà ed è stato molto generoso. Un grande evento che si ricorderà.

Un grazie particolare al Comune di Monte Malo, l’Assessorato alla Cultura, i volontari di Incantamonte, la Pro Loco di Monte di Malo, Luca Zattra instancabile, Cosimo Guasina manager Fatebenesorelleteatro, La Piccionaia – I Carrara Teatro Stabile di Innovazione, Dedalo Furioso Dueville per il service luci e audio, lo staff di i’mpresa|culturale, Giulio Granaiola per il servizio stampa e comunicazione, Alberto Granaiola per la grafica.

Alle 70 persone che hanno prenotato di cui l’85% online che hanno trovato il loro posto riservato, segno che il servizio web funziona se si applica qualità e gestione adeguata e a tutto il pubblico che nonostante il grande freddo è occorso numeroso.

Un abbraccio forte a Patricia Zanco.

Publicato da Manuel

Fonte Montedimalolive.it

Patrizia Laquidara Ad Incantamonte 2011

PATRIZIA LAQUIDARA IN CONCERTO SABATO 25 Giugno ore 21

Ospiti della serata :

LE DONETTE DEL MONTE, dirette da Claudia Agostinelli
LE CANTERINE DEL FEO.

Formazione del gruppo:
Patrizia Laquidara , voce,  helicon voice  e kaoss pad, recitazione
Maria ViCentini , Violino e viola
Thomas Sinigaglia fisarmonica e campioni, cori
Andrea Neresini,  chitarra  classica e acustica
Davide Garattoni, basso acustico, cori
Luca Nardon percussioni e oggetti, cori
Nelide Bandello batteria e percussioni , cori

Presentazione

Questo progetto di poesia, musica e canto nasce dal desiderio di Patrizia Laquidara di cantare e dar voce a una figura, quella dell’anguana, misteriosa e quasi dimenticata creatura femminile della tradizione popolare veneta presente anche in altre tradizioni, sia nordiche che mediterranee.
Il termine anguana pare possa derivare dal latino “aquanis” o da “anguis”ad evidenziare la relazione di questa figura mitologica con l’acqua e il serpente.
In effetti si tratta di una figura di donna-serpente il cui corpo unisce una parte superiore umana e una inferiore animalesca di serpente-draghessa. Da questa duplice natura terrestre e acquatica deriva anche il suo potere di metamorfosi e i suoi ambigui poteri che possono essere sia benefici (fertilità creatrice, madre di dinastie, allevatrice di bambini, aiutante degli uomini nei campi e delle donne nella filatura…) sia terrificanti, nel suo legame con il mondo degli inferi, mostrandocela anche quale rapitrice di bambini, turbatrice uomini stregati dal suo fascino. Entro queste coordinate essa si mostra quale figura liminare tra natura e cultura, tra animale e uomo, tra il mondo dei vivi e il mondo dei morti, portatrice di un sapere liquido, fluido, metamorfico.
Nelle tracce delle leggende dell’Altovicentino che le riguardano le anguane appaiono presso caverne, corsi d’acqua, pozzi e sorgenti (che grazie alla loro presenza acquistano poteri magici), nelle notti di luna piena mentre stendono il bucato e attirano con la loro bellezza e il loro canto l’attenzione di fortuiti viandanti destinati ad innamorarsi di una di loro, a delirare.
Infatti grazie alla loro bellezza e al loro canto esse producono negli uomini che le incontrano un potere di attrazione assoluto misto ad un’altrettanta forte paura e angoscia di morte. La relazione tra uomini e anguane puo’ talvolta spingersi fino al matrimonio ma tale unione é sempre vincolata al rispetto di un tabù che puntualmente viene infranto dall’uomo determinando conseguenze catastrofiche.
In questo lavoro si tenta di cogliere quei tratti assolutamente poetici che questa figura porta con sé: la bellezza indicibile che affascina e seduce anche e ancor più per la proibizione che essa stabilisce. In effetti il quesito arcaico e al contempo assolutamente attuale che la figura dell’anguana continua a porci é quello della inappropriabilità dell’oggetto d’amore che chiede al soggetto di rispettare il mistero del desiderio e la distanza su cui esso si regge per non cadere nell’amore solitario di Narciso o sotto lo sguardo mortificante della Medusa. Si tratta di quella distanza necessaria nella relazione con la bellezza e con l’amore da cui si origina il desiderio, la poesia, l’immaginazione e il canto. L’anguana offre consolazione, potenza, gloria a colui che la rispetta e che ne rispetta il segreto, a colui che non rompe l’incanto. Questo lavoro intende rimettere dunque al centro del nostro immaginario una figura che pur nella sua arcana lontananza ci sembra carica non solo di memoria ma anche di futuro. Sarà un viaggio linguistico dentro il dialetto dell’Altovicentino e un viaggio musicale che non lascia spazio a compiacimenti nostalgici, ma che, anzi vuole risuonare con esperienze musicali e vocali che abbracciano le culture popolari del mediterraneo incrociando le rotte erranti di Ulisse. Viaggio che accompagna la figura dell’anguana dalla nascita alla morte, dalla nascita dell’immagine, del desiderio, dell’eros, di cui l’anguana è simbolo, alla sua dissoluzione e alla sua estinzione.
Esso parte dalla consapevolezza che le tradizioni mitiche, linguistiche musicali chiedono nella loro essenza più intima di essere esposte al rischio del loro divenire, di rigiocarsi in una continua rete di aperture e contaminazioni piuttosto che chiudersi in se stesse.
Enio Sartori

 

unYdos Compagnia di Flamenco presenta BARBABLU’

unYdos Compagnia di Flamenco presenta

BARBABLÙ

SABATO 18 GIUGNO 2011 ore 21

Spettacolo di teatro-danza

Liberamente ispirato alla Camera di sangue di Angela Carter

“E, alla luce rossa del camino, ancora una volta arrosii, senza che lui se ne accorgesse, all’idea che mi avesse scelta proprio perché in quella mia innocenza, aveva colto una predisposizione rara alla corruzione.”

Le condizioni di vita della donna sono state più volte prese come spunto da scrittori, tragediografi e poeti per approfondire e descrivere determinati aspetti della società umana. Nelle loro opere questi autori hanno messo in evidenza temi relativi al potere dominante al sopruso e alla schiavitù. Già all’epoca di Pericle, il ruolo della donna è stato utilizzato come specchio per meglio analizzare e criticare la società con l’obiettivo di apportarne un miglioramento. Personaggi differenti, da Clitemnestra ad Antigone, oppure più recenti, come Madame Bovary e Carmen, rappresentano quel femminile che non accetta di vivere in una condizione di dominio maschile.

Attraverso queste donne gli autori hanno mostrato difetti e contraddizioni della società del loro tempo. Decine di secoli ci separano da loro, eppure esse sono in grado di suscitare sempre una critica attuale.

Barbablù, la fiaba che più mette in luce la psiche femminile.

Estrapolando dalla fiaba la parte ambientata nelle segrete del castello di Barbablù, mettiamo in scena il viaggio che la donna deve compiere per potersi liberare da uno stato di sottomissione: la storia ci insegna, infatti, che tutti gli oppressi hanno conquistato la vera libertà dai loro aguzzini solo grazie alla presa di consapevolezza della propria condizione. Se la mancanza di mezzi e strumenti, sia mentali che materiali, impediscono a molte donne (e uomini) un reale e completo sviluppo di vita sociale e affettiva, è ancora più importante per la donna cominciare dalla propria rigenerazione interna, per liberarsi dal peso degli abusi e dei condizionamenti sociali.

“In realtà, se l’emancipazione femminile deve essere vera e completa, si dovrà smettere di credere nell’idea che essere amate, innamorate e madri, sia sinonimo di schiavitù o subordinazione. Si dovrà porre fine alla concezione assurda secondo cui esiste un dualismo dei sessi e l’uomo e la donna rappresentano due mondi antagonisti.”

Emma Goldman

Lo spettacolo

Lo spazio scenico è totalmente avvolto dalla voce di Barbablù, che incombe attraverso il suo oscuro potere di predatore, senza mai manifestarsi fisicamente. Rinchiuse nelle segrete del suo castello, la camera di sangue, due donne danzano un dialogo interno alla psiche femminile. Una di loro rappresenta il passato, la sposa già divorata; l’altra il presente, la sposa ingenua che, sulla soglia di un atto di coscienza, potrà accedere alla verità più profonda di se stessa, attraverso la chiave insanguinata della conoscenza.

Il racconto diventa lo specchio nel quale il femminile ritrova le proprie illusioni e errori, ma anche la propria capacità di riscatto. Il linguaggio scelto per la messa in scena di quest’opera è il flamenco, che contiene elementi ancestrali e primordiali di ogni essere umano e sa parlare di vita e di morte.

Regia e drammaturgia Corrado Ponchiroli Coreografia e danze Elisabetta Mascitelli e Manuela Carretta Aiuto regia e voce recitante Andrea Sangiovanni Consulenze letterarie Prof.ssa Miriam Tessaro e Prof.ssa Marina De Franceschi Consulenze coreografiche Elena Vicini Realizzazione tecnica e grafica studio grafico Non si naviga Direzione organizzativa Elisabetta Mascitelli Produzione unYdos

unYdos

compagnia di danza flamenco e-mail: info@unydos.it – tel: Elisabetta Mascitelli 393 963 72 73 – tel: Manuela Carretta 329 63 64 240

 

Rondeau de Fauvel

Sabato 9 Luglio 2011 incantanti dai Rondeau de Fauvel.

Electronic Medieval Show

INGRESSO GRATUITO

Fauvel è un asino la cui storia è narrata in un poema satirico del 1316 ed il cui nome è l’acrostico dei peggiori vizi allignanti nelle corti. Sulla sua groppa l’ascoltatore attraverserà le terre dell’europa medievale assaporando musiche e tradizioni di ogni dove in modo quanto mai emozionante e suggestivo, grazie alla sonorità ammaliatrice di strumenti antichi quali l’arpa celtica, il liuto e la cornamusa e la contaminazione di strumenti moderni come il basso elettrico, la batteria e i sintetizzatori. Nelle note dei rondeau de fauvel rivivranno quindi le tradizioni del mondo bretone e dei minnesänger del basso medioevo in sinergia con sonorità accattivanti e di grande presa che porteranno l’ascoltatore a contatto con un mondo antico ma estremamente coinvolgente. La musica non sarà però l’unica protagonista dello spettacolo… Per i celti, infatti, la poesia e la magia rappresentano anch’esse due arti fondamentali ed un giovane bardo animerà allora la serata narrando antichi aforismi, praticando l’arte della giocoleria e padroneggiando il fuoco…

 

 

Michele Mastrotto: piva, hammered dulcimer, double – pan flute, jew’s harp, percussion, synth
Claudia Tognacci: lead vocal
Ilaria Fantin: lute
Sara Girardello: celtic harp
Marco Penzo: electric bass, double bass
Emanuele Giordani: drums
Didier Bellon : timpani, glockenspiel, bells and other percussion
Anna Farinello: voce narrante

Giada Ruggeri – Michele Olivieri: Flag fire, spectacular fire show

Ci sarai?

Patricia Zanco, A PERDIFIATO, iscrizioni

A PERDIFIATO, ritratto in piedi di Tina Merlin

Con Patricia Zanco

Sabato 2 Luglio 2011 ore 21.00

Prezzo biglietto 6 euro

Regia di Daniela Mattiuzzi
Drammaturgia di Luca Scarlini e Daniela Mattiuzzi
Video-animazione di Carloni e Franceschetti
Tecniche DedaloFurioso

Tina Merlin e un nome ormai noto nella cronaca italiana post-bellica di cui e stata cronista e storica appassionata.

A PERDIFIATO ripropone, in un varietà di forme e stili, il suo percorso biografico: dall’infanzia sulle montagne del Bellunese alla Resistenza, fino all’impegno nella società e nel giornalismo, che la vide a lungo attiva sulle pagine de L’Unità.

La narrazione viene affrontata lavorando in primo luogo sulla ricerca del vero fil rouge del personaggio: un amore forte e razionale a un tempo per la natura, nato dai ritmi biologici della vita contadina, che rimane sempre il pensiero dominante – come emerge dai numerosi articoli sul paesaggio veneto, stravolto dall’industrializzazione selvaggia degli Anni ’50 e ’60.

Tre ante, allora, per altrettante immagini di un trittico. Nella prima, Tina Merlin si racconta alla madre, in una narrazione che rievoca il passato, fino allo scoppio della guerra e alla presa di coscienza politica con la scelta partigiana.

La sezione centrale cambia completamente stile. Una perdita d’equilibrio del discorso, un corpo a corpo poetico con il video: allusione allo spazio ipnotico e senza tempo dell’inconscio; immagini che contengono tutto il dolore e lo spavento di questo mondo.

II terzo episodio si apre sulla figura di Tina Merlin giornalista,la sua precisa volontà di dire quello che la gente – nell’Italia ridente del boom economico – preferisce forse ignorare, per poi fronteggiare le tragedie con lo sgomento dell’uditore cieco davanti alla morte annunciata.

Compila il modulo sottostante per prenotarti allo spettacolo

Iscrizioni chiuse.per partecipare presentati almeno 30 minuti prima dello spettacolo se non ti sei iscritto